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⚖️ Diritto amministrativo: atto, procedimento (L. 241/1990) e accesso

Situazioni soggettive e principi dell'azione amministrativa

Il diritto amministrativo regola l'esercizio del potere pubblico e le posizioni dei privati: il diritto soggettivo, situazione di vantaggio piena e immediata, e l'interesse legittimo, posizione correlata al corretto esercizio del potere, tutelata dinanzi al giudice amministrativo. L'azione della PA è governata dall'art. 97 Cost. (legalità, imparzialità, buon andamento) e dall'art. 1 della L. 241/1990, che detta i criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza, oltre ai principi dell'ordinamento UE.

Atto, provvedimento e vizi

Il provvedimento amministrativo è l'atto tipico con cui la PA esercita il proprio potere, dotato di autoritarietà ed esecutorietà (art. 21-ter L. 241/1990); la sua efficacia, per gli atti limitativi, decorre dalla comunicazione al destinatario (art. 21-bis). La discrezionalità amministrativa, ponderazione comparativa degli interessi in gioco, si distingue dalla discrezionalità tecnica e dal merito, quest'ultimo sottratto al sindacato del giudice. I vizi di legittimità danno luogo, di regola, ad annullabilità (art. 21-octies: incompetenza relativa, violazione di legge, eccesso di potere); nei soli casi tassativi — mancanza degli elementi essenziali, difetto assoluto di attribuzione, violazione o elusione del giudicato — il provvedimento è affetto da nullità (art. 21-septies), rilevabile d'ufficio e non sanabile. La PA può poi riesaminare i propri atti in autotutela: l'annullamento d'ufficio (art. 21-nonies) rimuove un provvedimento illegittimo, per ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole; la revoca (art. 21-quinquies) incide invece su un atto legittimo mediante una nuova valutazione dell'interesse pubblico, con effetti ex nunc e obbligo di indennizzo per i pregiudizi arrecati.

Il procedimento amministrativo

La L. 241/1990 disciplina le fasi del procedimento (iniziativa, istruttoria, decisoria, integrativa dell'efficacia), affidate a un responsabile del procedimento (artt. 4-6) che cura la comunicazione di avvio (art. 7) e assicura la partecipazione degli interessati. Prima di un provvedimento negativo su istanza di parte, la PA comunica il preavviso di rigetto (art. 10-bis), che sospende i termini. L'inerzia della PA è temperata dal silenzio-assenso (art. 20) o, quando non equivale ad accoglimento, dal silenzio-inadempimento impugnabile; la SCIA (art. 19) libera l'iniziativa privata nelle attività a requisiti vincolati. La conferenza di servizi (art. 14) coordina più amministrazioni coinvolte, mentre gli accordi (art. 11) consentono di integrare o sostituire il provvedimento. Ogni atto deve essere motivato (art. 3), indicando presupposti di fatto e ragioni giuridiche.

Il diritto di accesso

L'accesso documentale (artt. 22-25 L. 241/1990) spetta a chi vanti un interesse diretto, concreto e attuale collegato al documento, con tutela dei controinteressati; l'accesso civico, semplice e generalizzato (art. 5 D.Lgs. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. 97/2016), spetta invece a chiunque, senza necessità di motivazione, per favorire il controllo diffuso sull'operato della PA, entro i limiti posti a tutela di interessi pubblici e privati (art. 5-bis).

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Preguntas de muestra (35)

1. Nel diritto amministrativo, il diritto soggettivo è definito come:

  1. Una situazione giuridica di vantaggio piena e immediata, riconosciuta e tutelata direttamente dall'ordinamento in capo al titolare
  2. Una situazione giuridica correlata al potere della pubblica amministrazione, tutelata solo in quanto compatibile con il corretto esercizio di tale potere
  3. Un interesse di mero fatto, privo di rilevanza giuridica e non azionabile in giudizio
  4. Una situazione giuridica che sorge esclusivamente a seguito dell'adozione di un provvedimento amministrativo favorevole

Il diritto soggettivo è una situazione di vantaggio piena e immediata, protetta direttamente e non mediata dall'esercizio di un potere amministrativo, a differenza dell'interesse legittimo. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103, 113 Cost.))

2. L'interesse legittimo può essere definito come:

  1. Una situazione giuridica soggettiva correlata al potere della pubblica amministrazione, il cui interesse del privato è protetto in quanto compatibile con il corretto esercizio di tale potere
  2. Una situazione di vantaggio piena e immediata, tutelata direttamente dall'ordinamento indipendentemente dall'esercizio di un potere amministrativo
  3. Un mero interesse di fatto, non qualificato né differenziato rispetto alla collettività
  4. Una situazione giuridica che si costituisce soltanto dopo la conclusione favorevole del procedimento amministrativo

L'interesse legittimo è correlato all'esercizio del potere amministrativo: la posizione del privato è tutelata nella misura in cui è compatibile con il corretto esercizio di tale potere. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103, 113 Cost.))

3. Di regola, la tutela giurisdizionale del diritto soggettivo nei confronti della pubblica amministrazione spetta:

  1. Al giudice ordinario, salve le materie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo
  2. Sempre e soltanto al giudice amministrativo, quale unico giudice della pubblica amministrazione
  3. Alla Corte costituzionale, in via di giudizio incidentale
  4. Al giudice contabile, in quanto competente su ogni controversia con la pubblica amministrazione

La regola generale attribuisce la tutela del diritto soggettivo al giudice ordinario; il giudice amministrativo conosce di diritti soggettivi solo nelle materie di giurisdizione esclusiva previste dalla legge. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 103, 113 Cost.))

4. La tutela giurisdizionale dell'interesse legittimo nei confronti degli atti della pubblica amministrazione è tipicamente affidata:

  1. Al giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 103 della Costituzione
  2. Al giudice ordinario in composizione monocratica
  3. Al giudice contabile presso la Corte dei conti
  4. Al giudice tributario, indipendentemente dalla natura del provvedimento impugnato

L'art. 103 Cost. attribuisce al giudice amministrativo la tutela, nei confronti della pubblica amministrazione, degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (art. 103 Cost.))

5. Si definisce interesse legittimo oppositivo la posizione soggettiva del privato che:

  1. Si oppone all'esercizio di un potere amministrativo idoneo a incidere negativamente sulla propria sfera giuridica, come nel caso di un provvedimento espropriativo
  2. Aspira all'adozione di un provvedimento amministrativo favorevole, come un'autorizzazione o una concessione
  3. Coincide con l'interesse indifferenziato dell'intera collettività alla tutela dell'ambiente
  4. Si costituisce soltanto dopo l'annullamento giurisdizionale dell'atto amministrativo lesivo

L'interesse legittimo oppositivo si contrappone all'esercizio di un potere ablatorio o comunque sfavorevole, mentre quello pretensivo mira a ottenere un provvedimento favorevole. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

6. L'interesse legittimo pretensivo si configura quando il privato:

  1. Aspira all'adozione di un provvedimento amministrativo favorevole, ampliativo della propria sfera giuridica
  2. Si oppone all'adozione di un provvedimento che riduce o elimina una propria posizione di vantaggio
  3. È titolare di un diritto soggettivo pieno, non condizionato dall'esercizio di alcun potere amministrativo
  4. Agisce esclusivamente a tutela di un interesse diffuso riferibile alla collettività indifferenziata

L'interesse pretensivo tende all'ottenimento di un provvedimento ampliativo (ad esempio un'autorizzazione), a differenza dell'interesse oppositivo che si contrappone a un provvedimento sfavorevole. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

7. La distinzione tra interessi diffusi e interessi collettivi si fonda essenzialmente sul fatto che:

  1. Gli interessi diffusi sono adespoti e fanno capo a una collettività indifferenziata, mentre gli interessi collettivi sono riferibili a un ente esponenziale di una categoria organizzata
  2. Gli interessi collettivi sono privi di qualsiasi tutela giuridica, mentre quelli diffusi sono sempre tutelabili in giudizio
  3. Gli interessi diffusi coincidono sempre con i diritti soggettivi, mentre quelli collettivi coincidono sempre con gli interessi legittimi
  4. Gli interessi collettivi riguardano solo le pubbliche amministrazioni, mentre quelli diffusi riguardano solo i privati

Gli interessi diffusi non hanno un titolare individuato (adespoti) e fanno capo alla collettività, mentre gli interessi collettivi sono imputabili a un ente esponenziale che rappresenta una categoria definita di soggetti. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

8. Secondo la ricostruzione teorica classica, si parla di affievolimento (o degradazione) del diritto soggettivo quando:

  1. L'esercizio di un potere amministrativo autoritativo, tipico dei provvedimenti ablatori, incide su un diritto soggettivo preesistente riducendolo a interesse legittimo
  2. Un interesse legittimo si trasforma automaticamente in diritto soggettivo per effetto del semplice decorso del termine del procedimento
  3. Il giudice amministrativo trasferisce la controversia al giudice ordinario per difetto di giurisdizione
  4. La pubblica amministrazione rinuncia definitivamente all'esercizio di un proprio potere autoritativo nei confronti del privato

La teoria dell'affievolimento descrive il fenomeno per cui l'esercizio di un potere amministrativo, specie nei provvedimenti ablatori, incide su un diritto soggettivo del privato degradandolo a interesse legittimo. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103, 113 Cost.))

9. Un Comune avvia un procedimento di esproprio su un'area di proprietà di Tizio per la realizzazione di un'opera pubblica. La posizione giuridica soggettiva di Tizio, rispetto al potere espropriativo, è qualificabile come:

  1. Interesse legittimo oppositivo, in quanto Tizio si oppone all'esercizio di un potere ablatorio che incide negativamente sulla sua proprietà
  2. Diritto soggettivo pieno, tutelabile esclusivamente davanti al giudice ordinario indipendentemente dal procedimento amministrativo
  3. Interesse legittimo pretensivo, in quanto Tizio aspira all'adozione di un provvedimento a lui favorevole
  4. Interesse diffuso, in quanto riferibile alla collettività indifferenziata dei residenti nel Comune

Di fronte all'esercizio di un potere ablatorio come l'espropriazione, la posizione del proprietario si qualifica come interesse legittimo oppositivo, poiché egli si oppone a un provvedimento sfavorevole. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

10. Caio presenta al Comune un'istanza per ottenere il rilascio di un'autorizzazione commerciale necessaria per l'apertura di un esercizio. In attesa del provvedimento, la posizione giuridica soggettiva di Caio è qualificabile come:

  1. Interesse legittimo pretensivo, poiché Caio aspira all'adozione di un provvedimento amministrativo a lui favorevole
  2. Interesse legittimo oppositivo, poiché Caio si oppone all'esercizio di un potere autoritativo sfavorevole
  3. Diritto soggettivo perfetto, sorto automaticamente con la sola presentazione dell'istanza
  4. Interesse diffuso, in quanto la posizione di Caio coincide con quella indifferenziata della collettività

Chi aspira al rilascio di un provvedimento ampliativo, come un'autorizzazione, è titolare di un interesse legittimo pretensivo, poiché la sua posizione dipende dal corretto esercizio del potere amministrativo. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

11. Un veicolo di proprietà comunale, condotto da un dipendente dell'ente durante il servizio, provoca un danno all'autovettura di un privato per un sinistro stradale. La pretesa risarcitoria del privato nei confronti del Comune si configura come:

  1. Un diritto soggettivo al risarcimento del danno, di regola tutelabile davanti al giudice ordinario
  2. Un interesse legittimo pretensivo, tutelabile esclusivamente davanti al giudice amministrativo
  3. Un interesse diffuso, riferibile alla collettività indifferenziata dei cittadini
  4. Un interesse legittimo oppositivo, in quanto derivante dall'esercizio di un potere autoritativo

La pretesa al risarcimento del danno da fatto illecito, non collegata all'esercizio di un potere amministrativo autoritativo, costituisce un diritto soggettivo tutelabile davanti al giudice ordinario secondo le regole della responsabilità civile. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 103, 113 Cost.))

12. Un'associazione ambientalista, statutariamente costituita per la tutela di un determinato territorio, impugna un provvedimento comunale che autorizza un intervento ritenuto lesivo dell'ambiente locale. La posizione fatta valere dall'associazione si qualifica come:

  1. Interesse collettivo, in quanto riferibile a un ente esponenziale rappresentativo di una categoria e di un ambito territorialmente definito
  2. Interesse diffuso, in quanto adespota e privo di qualsiasi ente esponenziale di riferimento
  3. Diritto soggettivo, tutelabile esclusivamente davanti al giudice ordinario
  4. Interesse legittimo pretensivo, poiché l'associazione aspira all'adozione di un provvedimento a essa favorevole

Quando l'interesse è fatto valere da un ente esponenziale, dotato di statuto e finalità stabili e riferito a una collettività definita e a un ambito territoriale determinato, si tratta di un interesse collettivo e non più di un interesse diffuso adespota. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (artt. 24, 103 Cost.))

13. Con riferimento al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo, quale delle seguenti affermazioni è ERRATA?

  1. Nelle materie di giurisdizione esclusiva, il giudice amministrativo conosce anche di diritti soggettivi, oltre che di interessi legittimi
  2. Il criterio generale di riparto si fonda sulla natura della situazione giuridica soggettiva fatta valere, diritto soggettivo o interesse legittimo
  3. Il giudice amministrativo non può mai conoscere di diritti soggettivi, in nessuna materia prevista dalla legge
  4. L'art. 103 della Costituzione consente al legislatore di individuare particolari materie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

L'affermazione è errata perché, nelle materie di giurisdizione esclusiva individuate dalla legge ai sensi dell'art. 103 Cost., il giudice amministrativo conosce anche di diritti soggettivi, non solo di interessi legittimi. (Diritto amministrativo — Situazioni giuridiche soggettive (art. 103 Cost.))

14. Ai sensi dell'art. 97 della Costituzione, i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo da assicurare:

  1. Il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione
  2. Esclusivamente la trasparenza degli atti amministrativi, senza ulteriori garanzie
  3. La sola economicità della spesa pubblica, a prescindere da ogni altro criterio
  4. L'autonomia negoziale della pubblica amministrazione nei rapporti con i privati

L'art. 97 Cost. impone che l'organizzazione dei pubblici uffici, disciplinata dalla legge, assicuri il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.))

15. In base all'art. 97 della Costituzione, l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni avviene:

  1. Mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge
  2. Sempre e soltanto mediante chiamata diretta da parte del dirigente competente
  3. Esclusivamente mediante graduatorie formate in base all'anzianità di servizio in altri enti
  4. Mediante sorteggio pubblico tra i candidati in possesso dei requisiti minimi

L'art. 97, ultimo comma, Cost. stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvi i casi stabiliti dalla legge. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.))

16. Il principio di legalità, riferito all'azione amministrativa, comporta che:

  1. La pubblica amministrazione agisce nei limiti dei poteri attribuiti dalla legge, secondo il principio di tipicità e nominatività dei provvedimenti amministrativi
  2. La pubblica amministrazione può adottare qualunque provvedimento ritenga opportuno, anche in assenza di una previa attribuzione legislativa del potere
  3. Il principio si esaurisce nell'obbligo di pubblicare gli atti amministrativi sui siti istituzionali
  4. Il principio riguarda esclusivamente l'attività contrattuale della pubblica amministrazione

Il principio di legalità sostanziale impone che la pubblica amministrazione eserciti solo i poteri attribuiti dalla legge, in base ai principi di tipicità e nominatività dei provvedimenti amministrativi. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.))

17. Il principio di imparzialità dell'azione amministrativa si traduce, tra l'altro, nell'obbligo per il funzionario di:

  1. Astenersi dal partecipare a procedimenti in cui si trovi in una situazione di conflitto di interessi
  2. Perseguire il minor dispendio di mezzi e risorse a parità di risultato raggiunto
  3. Rendere pubblici e conoscibili gli atti del procedimento amministrativo a chiunque ne faccia richiesta
  4. Concludere il procedimento entro il termine massimo previsto dalla legge o dal regolamento

L'imparzialità impone di non discriminare i soggetti coinvolti nell'azione amministrativa e si traduce, tra l'altro, nell'obbligo di astensione del funzionario in caso di conflitto di interessi; le altre opzioni descrivono rispettivamente economicità, trasparenza ed efficacia/tempestività. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.; art. 1 L. 241/1990))

18. Il principio di buon andamento dell'amministrazione, di cui all'art. 97 Cost., è comunemente riferito a:

  1. Efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa
  2. Il solo rispetto formale delle procedure di gara ad evidenza pubblica
  3. L'obbligo di non discriminare i soggetti coinvolti nel procedimento amministrativo
  4. La sola conoscibilità esterna degli atti e dei documenti amministrativi

Il buon andamento richiama i profili di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa, correlati ai criteri poi codificati dall'art. 1 della legge n. 241/1990. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.))

19. Ai sensi dell'art. 1, comma 1, della legge n. 241/1990, l'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta dai criteri di:

  1. Economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza, nonché dai princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea
  2. Economicità, gerarchia, discrezionalità e riservatezza, nonché dai princìpi del diritto internazionale privato
  3. Efficacia, sussidiarietà, proporzionalità e segretezza degli atti istruttori
  4. Imparzialità, gratuità di ogni prestazione amministrativa e insindacabilità nel merito degli atti

L'art. 1, comma 1, L. 241/1990 elenca espressamente i criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza, richiamando inoltre i princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

20. Un procedimento amministrativo si protrae inutilmente perché l'ufficio richiede più volte al cittadino documenti già in possesso di altra amministrazione, senza alcuna necessità istruttoria straordinaria. Tale comportamento contrasta principalmente con il criterio di:

  1. Economicità, poiché comporta un dispendio di mezzi e adempimenti non giustificato da esigenze istruttorie straordinarie
  2. Pubblicità, poiché l'amministrazione non ha reso conoscibili le regole del procedimento
  3. Imparzialità, poiché l'amministrazione ha trattato il cittadino in modo diverso rispetto ad altri istanti
  4. Legalità, poiché l'amministrazione ha agito in assenza di una norma attributiva del potere

L'art. 1, comma 2, L. 241/1990 vieta di aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze istruttorie: richiedere ripetutamente documenti già disponibili viola il criterio di economicità, che impone l'uso ottimale delle risorse con il minor dispendio di mezzi. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

21. Un ufficio comunale competente al rilascio di permessi di costruire adotta un nuovo sistema informatico che consente di raggiungere pienamente l'obiettivo, fissato dalla norma attributiva del potere, di garantire in tempi rapidi la legittimità edilizia degli interventi. Tale miglioramento del rapporto tra risultati raggiunti e obiettivi prefissati dalla norma attiene principalmente al criterio di:

  1. Efficacia, che misura il rapporto tra i risultati raggiunti e gli obiettivi prefissati dalla norma attributiva del potere
  2. Pubblicità, che attiene alla conoscibilità esterna dell'organizzazione amministrativa
  3. Imparzialità, che attiene al divieto di discriminazione tra i soggetti coinvolti nel procedimento
  4. Economicità, che attiene esclusivamente al contenimento della spesa pubblica corrente

Il criterio di efficacia esprime il rapporto tra i risultati effettivamente conseguiti dall'azione amministrativa e gli obiettivi fissati dalla norma attributiva del potere, distinguendosi dall'economicità, che riguarda invece l'ottimizzazione dei mezzi impiegati. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

22. I criteri di pubblicità e trasparenza, aggiunti espressamente all'art. 1 della legge n. 241/1990 dalla legge n. 15/2005, attengono principalmente a:

  1. La conoscibilità dell'azione amministrativa e delle sue regole, presupposto anche dell'esercizio del diritto di accesso
  2. L'obbligo di concludere ogni procedimento con l'adozione di un provvedimento espresso favorevole all'istante
  3. L'obbligo per l'amministrazione di adottare esclusivamente atti di diritto privato nei rapporti con i terzi
  4. Il divieto assoluto di aggravare il procedimento per qualsiasi esigenza istruttoria, anche straordinaria

Pubblicità e trasparenza esprimono l'esigenza di conoscibilità dell'azione amministrativa e delle regole che la governano, e costituiscono il presupposto anche del diritto di accesso ai documenti amministrativi. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

23. Nel corso di un procedimento amministrativo già istruito, il responsabile richiede al privato un ulteriore adempimento non necessario, in assenza di straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria. Tale condotta è in contrasto con quanto previsto da:

  1. L'art. 1, comma 2, della legge n. 241/1990, che vieta di aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze istruttorie
  2. L'art. 97, primo comma, della Costituzione, relativo all'equilibrio dei bilanci e alla sostenibilità del debito pubblico
  3. L'art. 103 della Costituzione, relativo al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo
  4. L'art. 1, comma 1-bis, della legge n. 241/1990, relativo agli atti di natura non autoritativa

L'art. 1, comma 2, L. 241/1990 vieta espressamente all'amministrazione di aggravare il procedimento, se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

24. Ai sensi dell'art. 1, comma 1-bis, della legge n. 241/1990, la pubblica amministrazione, nell'adozione di atti di natura non autoritativa, agisce:

  1. Secondo le norme di diritto privato, salvo che la legge disponga diversamente
  2. Sempre secondo le norme di diritto pubblico, senza eccezioni previste dalla legge
  3. Secondo le sole regole del codice dei contratti pubblici, in ogni caso e senza deroghe
  4. Secondo criteri di discrezionalità pura, non sindacabili in sede giurisdizionale

L'art. 1, comma 1-bis, L. 241/1990 prevede che, per gli atti di natura non autoritativa, la pubblica amministrazione agisca secondo le norme di diritto privato, salvo diversa disposizione di legge. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

25. Tra i princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea richiamati dall'art. 1 della legge n. 241/1990 e applicabili all'azione amministrativa nazionale rientra il principio di:

  1. Proporzionalità, in base al quale la misura adottata dall'amministrazione deve essere adeguata e non eccedente rispetto al fine perseguito
  2. Gerarchia delle fonti, riferito esclusivamente ai rapporti tra Costituzione e leggi ordinarie
  3. Insindacabilità nel merito degli atti amministrativi da parte del giudice
  4. Riserva di amministrazione, che esclude qualsiasi sindacato giurisdizionale sull'attività discrezionale

Tra i princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea richiamati dall'art. 1 L. 241/1990 vi è il principio di proporzionalità, secondo cui l'azione amministrativa deve essere adeguata e non eccedente rispetto allo scopo da raggiungere. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

26. Con riferimento ai criteri elencati dall'art. 1, comma 1, della legge n. 241/1990, quale delle seguenti affermazioni è ERRATA?

  1. Tra i criteri espressamente elencati dalla norma rientra anche la gratuità di ogni attività amministrativa nei confronti dei privati
  2. La norma richiama espressamente i criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza
  3. La norma richiama anche i princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea applicabili all'azione amministrativa
  4. L'attività amministrativa, secondo la norma, persegue i fini determinati dalla legge

L'affermazione è errata perché la gratuità non è un criterio elencato dall'art. 1, comma 1, L. 241/1990, che indica invece economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità, trasparenza e i princìpi UE. (Diritto amministrativo — Principi dell'azione amministrativa (art. 1 L. 241/1990))

27. Quale dei seguenti elementi è considerato essenziale ai fini della validità del provvedimento amministrativo?

  1. Il soggetto, ossia l'organo dotato della competenza ad adottare l'atto
  2. Il termine, quale limite temporale di efficacia apposto dall'amministrazione
  3. La condizione sospensiva apposta a discrezione dell'amministrazione
  4. Il modo, inteso come onere accessorio imposto al destinatario

Il soggetto competente, l'oggetto, il contenuto, la forma, la causa e la motivazione sono elementi essenziali; termine, condizione e modo sono invece elementi accidentali, apponibili solo se compatibili con la natura dell'atto. (Diritto amministrativo — Elementi del provvedimento (art. 21-septies L. 241/1990))

28. Ai sensi dell'art. 21-septies della legge n. 241/1990, quale conseguenza produce la mancanza di un elemento essenziale del provvedimento amministrativo?

  1. La nullità del provvedimento
  2. L'annullabilità del provvedimento
  3. La mera irregolarità, sanabile in via di autotutela
  4. L'inefficacia temporanea, superabile con la comunicazione al destinatario

L'art. 21-septies L. 241/1990 qualifica come nullo il provvedimento privo degli elementi essenziali, distinguendolo dai vizi di legittimità che comportano annullabilità. (Diritto amministrativo — Nullità del provvedimento (art. 21-septies L. 241/1990))

29. Gli elementi accidentali del provvedimento amministrativo, quali termine, condizione e modo, possono essere apposti dall'amministrazione:

  1. Solo se compatibili con la natura e la funzione tipica dell'atto a cui accedono
  2. In ogni caso, trattandosi di espressione di un potere discrezionale illimitato
  3. Soltanto previa autorizzazione legislativa espressa per ciascun tipo di atto
  4. Mai, poiché la tipicità del provvedimento esclude qualsiasi elemento ulteriore

Gli elementi accidentali integrano il contenuto del provvedimento ma sono ammissibili solo se compatibili con la natura e la funzione dell'atto tipico a cui si aggiungono. (Diritto amministrativo — Elementi accidentali del provvedimento)

30. Il carattere dell'autoritarietà (o imperatività) del provvedimento amministrativo consiste nella sua idoneità a:

  1. Produrre unilateralmente effetti nella sfera giuridica del destinatario, indipendentemente dal consenso di quest'ultimo
  2. Essere eseguito coattivamente dall'amministrazione senza intervento del giudice
  3. Essere adottato soltanto nelle forme e nei tipi espressamente previsti dalla legge
  4. Divenire efficace solo a seguito della comunicazione al destinatario

L'autoritarietà indica la capacità del provvedimento di incidere unilateralmente sulla sfera giuridica del destinatario, a prescindere dal suo consenso; è concetto distinto dall'esecutorietà, che riguarda l'esecuzione coattiva. (Diritto amministrativo — Caratteri del provvedimento (autoritarietà))

31. Il principio di tipicità del provvedimento amministrativo comporta che:

  1. L'amministrazione può adottare solo i tipi di provvedimento espressamente previsti e disciplinati dalla legge
  2. Ogni provvedimento tipico deve recare un nome proprio individuato dalla prassi amministrativa
  3. L'amministrazione può creare liberamente nuovi modelli provvedimentali atipici per soddisfare l'interesse pubblico
  4. Il contenuto del provvedimento deve essere sempre identico per tutti gli atti della medesima categoria

La tipicità implica che i provvedimenti amministrativi corrispondono solo ai modelli previsti dalla legge, non essendo ammessi provvedimenti atipici creati discrezionalmente dall'amministrazione. (Diritto amministrativo — Caratteri del provvedimento (tipicità))

32. Il carattere della nominatività del provvedimento amministrativo indica che:

  1. Ogni provvedimento tipico è individuato da un nome e da una disciplina propria stabiliti dalla legge
  2. Il provvedimento deve sempre indicare il nominativo del responsabile del procedimento
  3. Il destinatario dell'atto deve essere sempre nominativamente individuato, escludendosi atti collettivi
  4. L'amministrazione può denominare liberamente gli atti secondo la propria organizzazione interna

La nominatività, correlata alla tipicità, comporta che a ciascun tipo di provvedimento previsto dalla legge corrisponda un nome e una disciplina specifica. (Diritto amministrativo — Caratteri del provvedimento (nominatività))

33. Un Comune rilascia un permesso di costruire subordinandone l'efficacia al rilascio, entro sei mesi, del nulla osta paesaggistico da parte di altra autorità. Tale subordinazione integra:

  1. Un elemento accidentale del provvedimento, nella forma della condizione sospensiva
  2. Un elemento essenziale, poiché attiene al contenuto tipico dell'atto autorizzatorio
  3. Un vizio di legittimità per violazione del principio di tipicità
  4. Una causa di nullità del provvedimento per difetto di motivazione

La subordinazione dell'efficacia dell'atto al verificarsi di un evento futuro e incerto costituisce condizione, elemento accidentale apponibile se compatibile con la natura dell'atto. (Diritto amministrativo — Elementi accidentali (condizione))

34. Con riferimento agli elementi essenziali del provvedimento amministrativo, motivazione e forma si distinguono in quanto:

  1. La motivazione esplicita le ragioni di fatto e di diritto della decisione, mentre la forma è il modo con cui la volontà dell'amministrazione si manifesta all'esterno
  2. La motivazione è elemento accidentale apponibile solo per gli atti vincolati, mentre la forma è sempre elemento essenziale
  3. La forma coincide sempre con la motivazione, trattandosi di un unico elemento essenziale del provvedimento
  4. La motivazione riguarda solo gli atti discrezionali, mentre la forma riguarda esclusivamente gli atti vincolati

La motivazione, elemento essenziale, dà conto delle ragioni giuridiche e fattuali della decisione; la forma, anch'essa essenziale, è il modo di manifestazione esteriore della volontà amministrativa: si tratta di elementi distinti benché entrambi essenziali. (Diritto amministrativo — Elementi del provvedimento (motivazione e forma))

35. L'autorizzazione amministrativa si caratterizza per la sua natura:

  1. Dichiarativa, in quanto rimuove un limite legale all'esercizio di un diritto già esistente in capo al privato
  2. Costitutiva, in quanto attribuisce ex novo un diritto che il privato non possedeva
  3. Ablatoria, in quanto comprime un diritto preesistente del destinatario
  4. Sanzionatoria, in quanto reprime una condotta illecita del privato

L'autorizzazione ha natura dichiarativa/accertativa: non crea il diritto, ma rimuove un ostacolo legale al suo esercizio, diritto che preesisteva in capo al privato. (Diritto amministrativo — Tipologie di provvedimenti (autorizzazione))

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